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Cancello

  • Anno: 1970
  • Tecnica: Tempera su tavola
  • Dimensioni: 220x190 cm
  • Provenienza: Dono di Caterina Basaldella
  • Ubicazione: Palazzo Caiselli, Sala del Lampadario
  • Autore: Dino Basaldella - Udine, 1909 - Udine, 1977
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L’opera (1969-70) è un bozzetto a tempera in scala 1:1 di un cancello in ferro realizzato per una casa a Romans d’Isonzo, con poche differenze rispetto al risultato finale. Dino Basaldella delinea il cancello con dovizia di particolari, prestando attenzione alla resa degli effetti chiaroscurali del metallo, che risaltano sul colore ocra dello sfondo.

Giunto quasi al termine della sua carriera, Dino è ormai radicalmente lontano dall’arcaismo legato al ritorno all’ordine degli anni Trenta, che vede il personale interesse per la scultura etrusca e le “forme alessandrine”. Allo stesso tempo si discosta anche dai Ferri che, a partire dal 1959, costruisce assemblando pezzi di recupero, creando composizioni austere, essenziali nella loro impostazione primitiva con vaghi echi cubisti, in una sorta di totem intitolati a figure storiche ed antiche divinità, come Spartaco e Orecchio di Dioniso (1963). In queste sculture l’artista gioca sull’arditezza delle parti montate in bilico nello spazio su esili strutture. Le superfici spesso presentano un aspetto abraso, ricco di incrostazioni di ruggine.

I cancelli, invece, manifestano la nuova tendenza di Dino ad un decorativismo “barbarico”, evidente soprattutto nella coeva produzione orafa, in particolare in bracciali d’oro, con o senza inserti colorati. La realizzazione di gioielli, i cui rudimenti Dino apprende presso la bottega dello zio orafo Remo, emigrato in Argentina nel 1927, ne rivela l’abile perizia artigiana e segue puntualmente le evoluzioni stilistiche ed espressive dell’artista attraverso tutta la sua vita.

Il cancello di Romans, come altri che l’artista realizza all’inizio degli anni Settanta, conservati in edifici privati in Friuli e altrove, fra cui si annoverano anche dei pannelli bronzei, come quello presente nella Banca Nazionale del Lavoro a Milano, presenta una struttura leggera a traforo, composta da forme allungate a elle e a stampella. Si tratta di una produzione accostabile alle opere del fratello Mirko inquadrabili nell’ambito del ritorno al mito da lui compiuto negli anni Quaranta, culminato nella realizzazione della celebre Cancellata d’ingresso del Mausoleo delle Fosse Ardeatine di Roma (1950-51). L’intreccio della Cancellata appare fitto come una ragnatela, con elementi che si avvinghiano in tragici abbracci su diversi livelli di profondità e si intersecano in violenti attraversamenti di curve; l’opera ben evidenzia il trauma della Seconda Guerra Mondiale. I cancelli di Dino, invece, seguono un andamento più regolare e controllato, le cui forme si agganciano l’una all’altra creando dei vuoti all’interno e si integrano in una sorta di reticolo bidimensionale, pur rimanendo riconoscibili l’una dall’altra.

Bibliografia: Giuseppe Appella, Fabrizio D'Amico, Marco Goldin (a cura di), I Basaldella: Dino, Mirko, Afro, catalogo della mostra tenuta a Villa Manin di Passariano di Codroipo, 27 marzo – 29 agosto 2010, Linea d'ombra Libri, Treviso 2010, p. 84.