Dittico n. 4

Anno di creazione 1991
Dimensioni Due elementi, 160x26,2 cm ciascuno
Provenienza Donazione Anna e Valentino Turchetto, 2013
Ubicazione Palazzo Caiselli, Scala principale
Autore Bruno Aita (Udine, 1954)

L’opera è un dittico composto da due pannelli di uguale grandezza che dimostrano la ricerca da parte di Aita di un rapporto fra spazio virtuale e spazio concreto, ricorrendo a forme archetipiche. Il trattamento "epidermico" della superficie, fatta di protuberanze, sfregi, coppie di crateri simili a bocche urlanti, ricorda vagamente i famosi Sacchi di Burri. Il colore nero dei pannelli sembra formato da materia vischiosa, oscura e informe, tossica; questi sono come corpi ricoperti da bitume che che evocano gli effetti disastrosi delle coste invase dalle maree nere di petrolio. Tale aspetto si lega con la sensibilità ecologista propria di molte opere pittoriche dell’artista, come la serie dei Boschi e delle Cabine senz’aria e dei Tubi d’aria (di quest’ultima serie fa parte della collezione universitaria un disegno su carta) dove però la sensazione di avvelenamento riguarda l’inquinamento atmosferico.

Mentre uno dei due pannelli del dittico è completamente nero, con superficie solcata da rilievi e aperture, l’altro, liscio, pur essendo anch’egli nero si differenzia per la presenza di striature chiare rettangolari e per un piccolo quadrato bianco sul bordo. Se dunque il primo pare irrimediabilmente contaminato, il secondo sembra essere avviato verso un processo di purificazione graduale, pezzo dopo pezzo, quasi si trattasse di un’operazione di bonifica ambientale di cui il quadratino bianco rappresenta l’inizio.